La politica monetaria è molto accomodante ovunque (nelle prossime settimane taglieranno i tassi anche la BCE e altre banche centrali), i governi dopo gli interventi a favore del sistema bancario cominciano a fare manovre a favore dell’economie reale, sono allo studio interventi regolatori per garantire un maggiore paracadute agli investitori.
Il circolo vizioso nondimeno nei prossimi mesi potrebbe diventare almeno in parte virtuoso.
Da un lato abbiamo infatti i tassi interbancari in costante recupero, dall’altro abbiamo interventi mirati a favore dell’economia.
I primi oggi frenano i secondi, ma ad un certo punto a fronte di tassi poco allettanti a livello assoluto, le banche ricominceranno ad avere fiducia l’una nell’altra e a prestarsi soldi.
La recessione che oggi appare non solo ineluttabile ma anche profonda, potrebbe in seguito ridimensionarsi nel momento in cui il credit crunch dovesse almeno in parte rientrare.
Gli indici azionari in settimana hanno recuperato.
Continuerà il rimbalzo? Il prossimo martedì ci sarà il voto presidenziale negli Stati Uniti. Obama è favorito e rappresenterebbe un cambiamento, una profonda discontinuità della situazione attuale.
Se questo fosse realmente l’esito, allora saremmo ottimisti almeno fino alla fine di dicembre, magari su ipotesi di vendite natalizie meno negative delle attese.
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Le materie prime in questo caso non solo si assesterebbero, ma tenterebbero anche esse un recupero.
E il dollaro? Il differenziale tassi in prospettiva andrà ancora a favore di dollaro, in quanto gli Stati Uniti potrebbero avere fatto l’ultimo taglio dei tassi (anche se questo livello dovrebbe rimanere almeno 12 mesi), mentre l’Europa ha almeno 150 bps di spazio al ribasso.
Anche se il recupero del dollaro è stato molto ampio in un arco temporale troppo breve, è probabile che dopo una necessaria ed auspicabile fase di assestamento possa riprendere a performare contro euro.
Infine i tassi di interesse.
Data la volatilità e le incertezze, il tasso variabile e le scadenze brevi sui governativi rimangono a nostro avviso le scelte più sensate.
Un occhio al BTP.
La crisi ha portato lo spread con il Bund sui livelli massimi (125 bps). Se ipotizziamo che la crisi possa in parte rientrare, allora ci si potrebbe fare un pensierino.