Il contagio della crisi finanziaria ha oramai colpito tutte le classi di investimento.
Dopo gli interventi delle banche centrali e delle autorità è difficile stabilire la causa di questo eccesso di pessimismo. Da un lato potrebbero essere le chiusure forzose delle posizioni da parte di istituzioni finanziarie obbligate a ridurre la leva finanziaria.
Il fallimento di Lehman è probabilmente l’elemento scatenante di una serie di comportamenti obbligati che tuttavia non potranno necessariamente continuare a lungo con l’intensità delle ultime sedute di borsa.
Dall’altro lato ci sono implicazioni speculative che le autorità non stanno fronteggiando con la dovuta decisione. Fornendo ancora una volta al mercato una sensazione di impotenza. Un nuovo taglio dei tassi, auspicabile a fronte del calo dei consumi in vista potrebbe perciò anche essere valutato negativamente dal mercato che percepisce la debolezza delle autorità. Non fornendo perciò un atteso risultato positivo a livello psicologico. Il mercato oggi è speculare rispetto a quello estivo.
Dollaro e yen sono diventati valute sopravvalutate sulla parità del potere di acquisto. Il petrolio e le materie prime in generale sono sottovalutate rispetto alle prospettive di medio termine. Gli indici azionari sono sottovalutati. I tassi di lungo termine non prezzano più alcun rischio inflazionistico.
Tutte queste considerazioni nondimeno nel breve termine non valgono nulla. In un mercato colto dal panico i driver non sono di carattere fondamentale, bensì dettati dal panico che sta colpendo i mercati. Unica nota positiva i tassi interbancari che lentamente si stanno abbassando, anche se la strada per raggiungere i tassi ufficiali è ancora molto lunga.
I trend in corso potrebbero girarsi da un momento all’altro, secondo la psicologia prevalente del momento.
Una volatilità arrivata al 100% in alcuni settori, implica infatti una erraticità dei prezzi che potrebbe anche costringere una parte della componente più speculativa a girare o a chiudere velocemente le posizioni.
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