Il Congresso degli Stati Uniti a causa di misto di ignoranza in materia economica, disinformazione e superficialità ha infatti bocciato il piano di salvataggio del settore bancario proposto dal Segretario del Tesoro Paulson.
Alla base di tale comportamento una certa avversione dell’americano medio verso il “dorato” mondo di Wall Street. I congressmen che tra l’altro dovranno essere rieletti a breve, hanno perciò agito cercando interpretare il desiderio dei loro elettori, non ragionando in termini di “bene pubblico”.
La reazione dell’indice azionario (-10% e seduta peggiore dal 1987) e i cali successivi hanno messo in chiaro un concetto molto semplice: se si dovesse schiantare Wall Street, si schianterebbe anche la Main Street, perché i problemi finanziari si estenderebbero in pieno all’economia reale.
L’americano medio perciò rimpiangerebbe amaramente una eventuale nuova bocciatura al piano che, dopo essere stato approvato al Senato, tornerà al Congresso venerdì in serata.
Cosa altro dire?
La crisi sta diventando sistemica, le materie prime crollano, gli indici azionari crollano, le obbligazioni societarie non hanno più un mercato.
In settimana tuttavia i media mondiali hanno amplificato la crisi e questo forse ha segnato un punto di svolta.
I governi europei sono infatti ripetutamente intervenuti (Dexia, Fortis…) e negli Stati Uniti il consolidamento continua. Anche Wachovia è stata infatti acquisita (Wells Fargo), riducendo così drasticamente il numero di grandi gruppi in difficoltà.
Il piano di Paulson è stato inoltre modificato (garanzia federale sui depositi passata da $100mila a 250mila, estensione per 2 anni degli sgravi fiscali,,,) in modo da rendere politicamente più difendibile la sua approvazione.
Detto questo e sperando che il piano venga approvato, rimangono elevati rischi di recessione.
I dati macro sono stati mediamente negativi e inferiori alle stime e lo stesso Trichet ha ammesso che l’Europa sta sensibilmente rallentando.
La BCE tuttavia non ha abbassato i tassi.
L’euro nondimeno ha perso molto (raggiungendo i minimi dell’anno contro dollaro), in quanto il mercato sconta che l’Europa potrebbe ben presto essere messa addirittura peggio degli Stati Uniti sul fronte delle prospettive di crescita.
Il declino dell’euro perciò potrebbe continuare nei prossimi trimestri.
Infine il r
eddito fisso, comprato sulla parte lunga della curva più come “safety heaven” che per l’appetibilità dei rendimenti (tutt’altro che appetibili se ipotizziamo che si possa evitare lo scenario disastro).
Strategia operativa: se passa il piano, si ricomincia ad intravedere una luce alla fine del tunnel. Il debito societario è senza dubbio in termini di rischio-rendimenti l’asset class più interessante, ma anche l’equity migliorerebbe le sue prospettive.
Se non passa il piano rimanere investiti sul debito governativo, riducendo il rischio su qualsiasi attività finanziaria non si abbia la certezza che il profilo di rischio sia ragionevolmente sano.